« crac »
Riccardo Beretta
« crac » è il rumore di un crollo improvviso, di una rottura, la lacerazione di un
elemento precariamente fragile: crollo, fallimento, rovina (to crack, in inglese).
Per Rainer Maria Rilke, il fonosimbolo diventa un emblema, la definizione di uno
«spiraglio che lascia intravedere nella realtà lo splendore dell’infinito», il termine con cui
suggerisce al pittore Balthus la rappresentazione della frazione di tempo in cui avviene un
passaggio; in altre parole, il momento in cui da uno stato di cose si passa al successivo. Si
tratta di un istante, per certi versi impercettibile, che nella storia del singolo individuo
diventa determinante, in virtù della costruzione di sé. In questo interstizio si realizza di
conseguenza uno spazio sospeso di possibilità, una combinazione sempre vitale di
elementi comunicanti e contrastanti.
La rottura, e quindi la separazione, genera un nuovo spazio, determinato in
negativo, proprio come accade nel lavoro del ritaglio: l’utilizzo della carta come elemento
organico riflette sul senso di questa frattura, impercettibile ma perentoria nel suo atto
plasmante. Seguendo una geografia di sperimentazioni, la forma ritagliata diventa il
tessuto base dei lavori presentati: la carta rappresenta un territorio nuovo di
sperimentazioni e contemporaneamente un punto di arrivo focalizzato nella sua natura
espressiva primordiale. Osservando i Paper Composition è inevitabile non rievocare alla
mente i Papier Découpé di Henri Matisse, il quale, a proposito dei suoi lavori, confesserà:
«è la materia-carta che bisogna disciplinare, far vivere e accrescere [...] le forbici possono
acquistare una sensibilità al tracciato maggiore di quella della matita carta o del
carboncino».
Il ritaglio e la sovrapposizione mutano in un gioco in cui l’inconscio assume un
ruolo primario: nello spazio tra due entità se ne crea una terza, inaspettata, ricombinata
secondo le (il)logiche regole della nostra natura profonda. Sia nella composizione degli
elementi, che segue la sensibilità propria della materia, sia nelle composizioni quasi
organiche che richiamano al fruitore modalità di sguardo sempre nuove, riconosciamo un
invito all’esplorazione di nuove condizioni di possibilità. L’intreccio porta alla luce un
processo creativo quasi istintivo e la sua visione ad una sospensione della logica, verso un
nuovo tracciato personale che abbraccia la sensibilità del singolo spettatore, di volta in
volta chiamato ad osservare nei ritagli elementi radicati all’interno della sua condizione
individuale e personale.
Il progetto di Riccardo Beretta si profila nei termini di un un open studio trasferito
nello spazio di Crocicchio, grazie ad un allestimento site-specific, in cui l’artista invita a
scoprire il proprio lavoro, attraverso le ultime e più recenti sperimentazioni: le carte, nate
come studio preparatorio per i tessuti, ed in dialogo con essi, diventano dei trittici definiti
nella loro forma transitoria. Il progetto riflette sulla dimensione di mutevolezza del lavoro,
perennemente disponibile a configurazioni inedite che, anche in virtù dell’assenza della
cornice, diventano a loro volta un'apertura verso un mondo di azioni in itinere.
Paola Sonzogni