LA NOTTE DI SANT'ANTONIO
Giammarco Cugusi
Olmo Erba
Eleonora Molignani
Roberto Picchi
In occasione di ArtDate 15^ edizione: Silenzio,
a cura di Nicola Ricciardi
La notte di Sant’Antonio non è soltanto un momento lieto, quando le campagne in festa si costellano di grandi fuochi: è anche il tempo di un miracolo singolare. Secondo la leggenda, nella notte dedicata al Santo protettore delle stalle e dei loro abitanti, gli animali cominciano a parlare tra loro con voce umana.
Il “silenzio animale” si interrompe, si spezza, ma di ciò che si dicono — delle loro parole, dei loro discorsi — non resta alcuna testimonianza. Le tradizioni raccomandano infatti con fermezza di non ascoltare quella conversazione bestiale, poiché porterebbe sventura a chi ne carpisse il segreto. Così, al silenzio negato segue subito un nuovo silenzio imposto.
Il filò — l’usanza contadina che nelle sere più fredde radunava uomini e donne nelle stalle, per parlare e passare il tempo al tepore dei corpi e del fiato delle bestie — doveva interrompersi, cedendo spazio a un dialogo voluto dall’alto, di cui nulla è dato sapere. Gli animali si facevano portatori di un mistero insondabile: forse pregavano il Santo, denunciando i soprusi e le angherie subite; forse, per una volta, si concedevano di giudicare anziché essere giudicati.
La notte di Sant’Antonio ci impone così di entrare nella sacralità del silenzio popolare e nella sua celebrazione più spontanea — un silenzio che non è assenza di parola, ma spazio di ascolto e di attesa.
Nicola Ricciardi